Perché ho l’armadio pieno di vestiti che non metto?

I veri motivi per fare decluttering nel guardaroba (e in casa)

 

Il decluttering è l’arte di liberarsi del superfluo ovvero di tutti gli oggetti che possediamo che non ci sono utili, che non usiamo più o che, addirittura, abbiamo acquistato senza poi utilizzare.

Circa dieci anni fa la recessione economica mondiale ha fatto nascere uno stile di vita, il minimal living, che consiste nel vivere solo con pochissimi oggetti indispensabili.

Il paradosso è stato la conseguente nascita di un nuovo business, quello dei guru del minimalismo come Marie Kondo che fa parte della scia giapponese di cui questo articolo spiega le origini e che su questa moda ha costruito la sua fortuna finanziaria.

stanza di un accumulatore compulsivo di oggetti

E’ importante sottolineare che, quando si parla di persone con gli armadi e le case piene di cose inutilizzate, non ci si riferisce a quelle persone con il disturbo da accumulo o disposofobia salito alla ribalta a seguito di serie TV americane come Sepolti in casa. In questo caso si parla di patologia e certo di pigrizia o lieve malessere.

 

Perché può servirci il decluttering?

 

Per la maggior parte di noi, anche in assenza totale di disturbi psicologici e al di là della moda, fare decluttering nel proprio armadio e guardaroba potrebbe tuttavia essere il giusto innesco di un circolo virtuoso positivo ed ecco perché te ne sto parlando e perché ho deciso di aiutare in questo percorso chi lo desidera.

Volendo si potrà, in seguito, arrivare a ripulire e riorganizzare ogni angolo della propria casa e vita, acquisendo maggiore consapevolezza negli acquisti e leggerezza negli spazi abitativi.

Con o senza specialista a fianco si tratta in ogni caso di un percorso che necessita di organizzazione e tempo.

Come primo step, penso possa essere utile ad altri riflettere, come ho fatto innanzitutto io, sui motivi per cui riempiamo il nostro armadio (e le nostre abitazioni) di cose non necessarie o procrastiniamo di gettare quelle rotte o consumate con delle scuse.

 

Perché accumuliamo le cose e poi non le usiamo?

 

Conoscendo e ragionando su alcune di quelle leve del marketing emozionale che potrebbero averci fatto acquistare d’impulso, e averci riempito casa inutilmente, possiamo stimolarci a porre maggiore attenzione, da oggi in poi, nel fare acquisti più oculati, dandoci il tempo di riflettere prima di comprare.

Devi sapere infatti che il processo decisionale è composto di due fasi: una emotiva e una razionale. Quella emotiva è più veloce di quella razionale per cui, volendo spingerti ad un acquisto d’impulso, debbo far leva sulle emozioni e non sulle considerazioni.

 

Paura

 

scaffali con barattoli

L’essere umano è geneticamente programmato per resistere alle carestie. Se ti dico che un’offerta sta per scadere ti sto facendo fretta di comprare il mio prodotto prima che finisca; magari sono 20 anni che quell’offerta è in scadenza (la pubblicità di reti e materassi di una certa marca ti dice qualcosa) ma il “solo per oggi” o “entro domenica” mette il dubbio.

Per quanto riguarda l’abbigliamento e le scarpe (e gli accessori per noi donne!) la paura su cui far leva potrebbe essere quella di avere il vestito più trendy del momento per ultima, dopo tutte le altre (leva sul meccanismo di competizione e leadership).

 

Senso di colpa

 

uomo con fame nervosa

Se volessi venderti un prodotto dimagrante o un abbonamento in palestra, farti vedere quanto sei ingrassato/a perché hai mangiato troppo secondo te potrebbe servire?

Quando provi senso di colpa e poi decidi di acquistare qualcosa domandati se, ad esempio, dimagrire 2 kg sull’addome è un tuo bisogno autentico o se qualcun altro sta decidendo per te che devi avere necessariamente la pancia piatta.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, attenzione a non pensare di dover entrare per forza nella taglia che avevamo prima di essere ingrassati; quei pantaloni non li userai mai se non riesci a chiuderli, non comprarli.

 

Senso di appartenenza

 

donne e shopping

E’ di moda e ce l’hanno tutte le mie amiche. Voglio proprio essere io la pecora nera? Non credo.

Se ce l’hanno tutti serve certamente anche a me. O magari no?

Questa è stata probabilmente la leva per cui durante i saldi hai ceduto; ora possiedi un abito lungo da sera senza aver un’occasione di metterlo o delle scarpe magnifiche che hanno tutte (e che a te stanno da cani).

 

Gratificazione immediata

 

drone con carrello spesa

Sono una di quelle persone per cui questa è l’unica leva davvero efficace. Se voglio una cosa la voglio subito.

Amazon che consegna in 24 h sa perfettamente che siamo davvero in tanti ad essere sensibili a questo tipo di leva. Per i millennials che conoscono quasi soltanto la realtà immediata deve essere una tortura.

Se vedono l’influencer che seguono su Instagram con un’orologio che gli piace è finita, dovranno averlo anche loro e, chiaramente, subito. Poi resterà nel cassetto perché ne hanno già altri tre e mettono sempre il solito perché ci sono affezionati.

 

Sì ma… perché dovrei fare un repulisti del guardaroba?

 

Ora che abbiamo capito perché abbiamo un armadio pieno di capi (e scarpiera e cassetti di accessori) che non usiamo mai, per cogliere le motivazioni per cui potrebbe giovare fare il percorso inverso, proviamo a immaginarci in una situazione tipica della vita quotidiana come il fare la spesa.

corsia di supermarket

Nell’uscire per fare acquisti in tuta, spettinati e struccati (o con la barba lunga) in se per se non c’è nulla di male; si verrà ignorati o al massimo si incroceranno sguardi di pena da parte di altri clienti o della cassiera.

Si potrebbe pensare che ciò possa consentirci di rimanere focalizzati su ciò che vogliamo veramente acquistare perché, molto probabilmente, faremo inconsciamente in modo di restare nel supermercato lo stretto necessario.

Sfortunatamente tutto intorno a noi è studiato per farci acquistare anche il superfluo. Anche correre non sarebbe sufficiente per evitare gli acquisti d’impulso.

donna al supermercato

Immagina invece di prepararti con cura per uscire e vederti bene allo specchio prima di andare a fare la spesa.

Di sentirti a tuo agio nei tuoi panni e avere chiaro in testa ciò che ti serve comprare.

Cosa cambia? Come prima cosa incrociando eventuali sguardi altrui ti sentirai completamente a tuo agio e molto probabilmente sarai di buon umore. Questo fatto non ti renderà immune da tutte le leve di marketing che inevitabilmente ti faranno uscire comunque dal punto vendita con qualcosa che non ti serviva davvero.

Facendo una verifica scopriremmo tuttavia che, in questo questo secondo caso, gli acquisti d’impulso si dimezzerebbero. Molto più difficile infatti che ti si possano indurre sensi di colpa o che tu resti vittima di ganci emozionali quando stai bene.

 

Compra solo quando ti senti bene

 

Il sentirti a tuo agio ti metterà infatti nella condizione psicologica migliore per essere meno influenzabile, e orientare le scelte verso ciò che vuoi davvero invece di restare succube di decisioni altrui. Vuol dire più libertà.

Se ne deduce che il momento migliore per comprarsi del nuovo abbigliamento NON è quello di quando stiamo male emotivamente.

donna shopping

Vestirsi in modo da piacersi, oltre che esser comodi, ci aiuta in tutte le situazioni della vita e, a maggior ragione, lo farà quando saremo impegnati a fare shopping.

Per questo stesso motivo fare un repulisti dell’armadio e scoprire il proprio stile autentico ci farà orientare verso acquisti molto più ragionati e sentiti.

 

Come fare decluttering nel guardaroba?

 

Ti ho già spiegato in un post quali sono i vari metodi disponibili per individuare quale può essere il guardaroba più rispondente alle tue necessità specifiche.

Ti ho poi fatto un post sul cambio armadio dove do delle dritte pratiche su come si può procedere in concreto a fare ordine.

Se nonostante tutto ciò sei ancora in alto mare, hai bisogno di un aiuto supplementare o anche solo di un consiglio, vai a vedere questa pagina.

Se quest’articolo ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo, grazie 🙂

 

Agata

ottimizzazione spazi abitativi

Tornare a casa non è più una gioia perché pensi a quanto lavoro hai ancora da fare per pulirla e riordinarla?

Nell’ambiente che occupi quotidianamente ci sono troppe cose e non trovi mai quello che ti serve subito?

Continui a girare a vuoto e non concludi tutto ciò che vorresti?

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